Primi amori, quando i miti fanno male.

di redazione di NoiNo.org

Primi amori, quando i miti fanno male.

"La violenza in una relazione riguarda gli adulti." "Controlla il mio telefono perché mi ama." La scheda "Dai miti alla realtà", la terza del kit scuole curata dalla Casa delle Donne - per non subire violenza, parte da cliché come questi: vecchi, infondati, contraddittori. Eppure ancora diffusissimi, anche tra i teenager. Lo sanno bene le psicologhe e le operatrici del primo Centro Antiviolenza di Bologna che, anche grazie al progetto NoiNo.org, portano avanti da anni un fitto programma di incontri e laboratori nelle scuole della città.

Ma la mancanza di consapevolezza sulle questioni di genere è comune tra gli adolescenti di tutta Europa. Nel 2011, la Casa delle Donne ha partecipato al programma Youth4Youth, che ha condotto una ricerca su oltre 2.300 giovani provenienti da cinque paesi. Risultati? I giovani condividono alcune visioni stereotipate sui ruoli maschile e femminile, dimostrano tolleranza verso alcune forme di violenza e concordano con i "miti" più importanti sulle cause di queste violenze. Per approfondire, nella scheda trovate anche i link ai materiali di questo progetto.

Come ci raccontano le psicologhe della Casa delle Donne in una precedente intervista, i dati sono confermati dall'esperienza nelle classi: "Se una donna ha un ruolo di potere sarà andata a letto con qualcuno." "Alle donne piace esibirsi, i ragazzi escono con le ragazze solo per avere rapporti sessuali." "È normale che lui insista." "Lei ha detto no, ma pensava sì." Le ragazze e i ragazzi condividono e subiscono gli stessi pregiudizi dei loro genitori. E anche quando non si sentono a loro agio nella gabbia degli stereotipi, sono poco consapevoli della differenza tra "sesso" (in senso biologico) e "genere" (in senso di costruzione culturale, di ruolo). "E se non so - ci ricorda chi lavora ogni giorno con le vittime di violenza - non so neanche di poter scegliere."

Ma c'è una soluzione per uscire dal ruolo che ci ha assegnato la società e sperimentare una strada più personale: calarsi nei panni di un altro. La scheda del laboratorio proposto dalla Casa delle Donne ragazze e ragazzi vengono portati a interpretare una situazione di "violenza quotidiana" secondo il metodo interattivo del Teatro dell'Oppresso, che abbiamo già visto all'opera nel laboratorio del marzo 2018: la classe osserva la storia da differenti punti di vista, e può intervenire per cambiarne lo sviluppo. Un modo per sperimentare, in un contesto "sicuro", che la violenza non è un copione immutabile scritto nel nostro DNA, ma una trama che possiamo cambiare.

Oltre alla descrizione della parte più viva e coinvolgente dell'intervento in classe, la Casa delle Donne segnala nella scheda anche materiali multimediali da vedere e ascoltare insieme ai ragazzi e alle ragazze: si va dalle canzoni pop di Fedez e J-Ax a video (apparentemente) surreali come "Oppressed Majority", utili per lanciare una discussione aggirando le resistenze dei giovanissimi nei confronti delle lezioni "ex cathedra".




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