NoiNo.org Lab: la mostra virtuale degli studenti

di redazione di NoiNo.org


La mostra delle ragazze e dei ragazzi dell'IsArt e dell'Aldrovandi Rubbiani di Bologna ha chiuso i battenti alla Fondazione del Monte. Ora possiamo farvi vedere i lavori che gli studenti hanno prodotto come conclusione del percorso di NoiNo.org Lab - a scuola contro la violenza, finanziato dalla Fondazione del Monte e realizzato in collaborazione con la Casa delle Donne di Bologna dalle agenzie Studio Talpa e Comunicattive. Potete scaricare le immagini, con la preghiera di citarne autori e provenienza se le diffondete, ricordando che non si tratta di campagne ufficiali ma di esercitazioni scolastiche. Per NoiNo.org il loro valore è proprio questo.

Le scuole che abbiamo coinvolto nel progetto sono istituti superiori che formano gli studenti nei campi della comunicazione visiva e della grafica. Quindi uno dei primi obiettivi del laboratorio era proprio analizzare e "smontare"  la comunicazione della violenza. Perché, malgrado le ovvie buone intenzioni, a volte queste "pubblicità progresso" contribuiscono a rafforzare gli stereotipi che dovrebbero contrastare. Abbiamo mostrato ai ragazzi come i mezzi d'informazione trattano la violenza, e alcuni esempi di campagne pubblicitarie. In rete, sui blog specializzati, se ne trovano moltissimi. In Italia storicamente assistiamo a una vera "fiera delle tumefazioni": occhi neri, ragazze raggomitolate in un angolo e così via. Cioè ci si rivolge quasi solo alle donne, mostrandole sempre come vittime, con segni evidenti di violenza fisica. Quando questa non si mostra esplicitamente, uno dei simboli più usati è quello della bambola: la donna ridotta a oggetto, povera Barbie usata e buttata. Abbondano anche le metafore floreali.

Per descrivere la loro reazione a queste campagne, i nostri studenti hanno parlato soprattutto di "angoscia" e "debolezza". La conseguenza? Si rafforza in loro il falso mito che la violenza riguardi persone deboli. In realtà le vittime sono spesso donne tutt'altro che svantaggiate dal punto di vista sociale e culturale. E in paesi "avanzati" e poco "patriarcali" come Olanda o Danimarca, i numeri della violenza fisica e sessuale sono molto alti. E gli uomini?

Quando compare, il violento è spesso un "mostro". Anche in questo caso si rischia di perpetuare il luogo comune del maschio "tutto istinto (per non dire altro) e poco cervello". Che non solo è offensivo per gli uomini, ma finisce anche per de-responsabilizzarci. Se i violenti sono "altri" (bruti, picchiatori abituali), che c'entro io? E se l'uomo è violento "per natura", che posso farci?

Negli ultimi anni hanno cominciato ad affacciarsi altri tipi di campagne, come quella "La violenza ha molti volti, impara a riconoscerli". Anche qui, però, l'uomo "normale" viene nascosto. E si parla sempre di violenza fisica.
Insomma, l'asticella che abbiamo messo davanti ai nostri studenti era davvero alta. E saltarla (o aggirarla) obiettivamente difficilissimo: anche una studiosa di semiotica come Giovanna Cosenza lo premette sempre. Ma noi abbiamo chiesto ai nostri studenti di provarci lo stesso. In più avrebbero dovuto rivolgersi chiaramente a dei loro coetanei. Come se la sono cavata? In generale, bene! In dettaglio, noi abbiamo le nostre idee e ve le esporremo il prima possibile. Ma ci interessano soprattutto le vostre.



0 Commenti


nessun commento per questo post


lascia un commento




Comunicazione: Studio Talpa | Comunicattive